Clan Soriano, 6 condanne e 2 assoluzioni in appello

Vibo Valentia Cronaca

Sei condanne e due sole assoluzioni. È stato ribaltato dalla Corte d'Appello di Catanzaro il verdetto assolutorio emesso in primo grado contro il clan Soriano di Filandari il 28 maggio 2014 dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Fabio Regolo (ora pm a Catania). Sono complessivamente 65 gli anni di carcere inflitti dai giudici d'appello.

Leone Soriano, ritenuto a capo del clan, è stato condannato a 15 anni e 6 mesi (1 anno e 6 mesi in primo grado per il solo reato di danneggiamento); Gaetano Soriano, fratello di Leone, è stato condannato a 15 anni e 9 mesi (assolto in primo grado); Carmelo Soriano, figlio di Gaetano, 10 anni, 6 mesi e 13mila euro di multa (assolto in primo grado); Giuseppe Soriano, 10 anni, 8 mesi e 13mila euro; Graziella Silipigni, 3 anni, 4 mesi e 800 euro di multa (assolta in primo grado); Francesco Parrotta 9 anni e 6 mesi (assolto in primo grado). Tutti, tranne la Silipigni, sono stati riconosciuti colpevoli di associazione mafiosa. Confermate le assoluzioni per Rosetta Lopreiato, moglie di Leone Soriano, e per Graziella D'Ambrosio, moglie di Gaetano Soriano.

Secondo il Tribunale di Vibo presieduto dal giudice Regolo (giudice estensore delle motivazioni della sentenza il giudice Lorenzo Barracco) la mafia agirebbe "notoriamente in silenzio" e non con attentati e bombe come il clan Soriano. Tale impostazione è stata però ora sconfessata dai giudici d'appello.

Nel mirino del clan Soriano erano finiti numerosi imprenditori, vittime di attentati, carabinieri ed anche i giornalisti Nicola Lopreiato della "Gazzetta del Sud" e Pietro Comito all'epoca a "Calabria Ora", che avevano ricevuto missive e telefonate minatorie per essersi occupati delle vicende del clan Soriano. I giudici d'appello (presidente Maria Vittoria Marchiano') hanno dichiarato interdetti in perpetuo dai pubblici uffici Leone, Carmelo e Gaetano Soriano e Francesco Parrotta. Cinque anni di interdizione per Graziella Silipigni che unitamente al figlio Giuseppe Soriano dovrà risarcire la parte civile Giuseppe Deodato, titolare di un bar e vittima per anni delle vessazioni dei Soriano. (AGI)

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