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Operazione “Dirty Soccer”: indagati temevano controlli

Calabria Cronaca
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Nel corso delle indagini riguardanti l’operazione "Dirty Soccer", la Polizia ha scoperto, grazie ad alcune intercettazioni, che i protagonisti del calcioscommesse gestito da due gruppi criminali in Legapro e Lega Dilettanti, temevano di essere controllati dalle forze dell'ordine. L'episodio ricostruito dagli inquirenti risale alla partita fra il Pro Patria e il Pavia, vinta nel gennaio scorso dagli ospiti per tre reti a due.

La vigilia della gara considerata come "truccata", era stata caratterizzata dall'irruzione dei Carabinieri in un albergo del Varesotto in cui soggiornavano alcuni dei presunti complici. A dare l'allarme uno degli indagati, Massimiliano Carluccio, per gli investigatori "socio occulto e dirigente di fatto del Pro Patria".

Il dato emergerebbe da una telefonata a Raffaele Pietanza, uno degli "investitori" saliti dalla Puglia per la "combine" il quale riferirebbe di un controllo a opera degli uomini dell'Arma a suo carico e di altri, i cui documenti erano stati verificati perché pregiudicati. Un controllo di routine che però - è la tesi degli inquirenti - avrebbe messo sul chi va là l'organizzazione. Pietanza avrebbe tentato di tranquillizzare l'interlocutore, parlandogli di "semplici controlli a quelli che non sono registrati". La voce si era comunque diffusa tra gli indagati e uno di loro, Alberto Scarnà, di Cosenza, telefonò al conterraneo Fabio Di Lauro (di Paola), informandolo dell'accaduto.

Tra i due ci furono diversi contatti telefonici intercettati, dalle cui trascrizioni traspare dell'agitazione. È Scarnà, come si evince dalle intercettazioni, a parlare dell'accaduto dicendo che un controllo del genere non era imputabile al puro caso: "quando vengono così e chiedono i documenti vedi che c'è qualcosa", avrebbe detto al telefono. A essere controllati, come si legge nel rapporto della stazione dell'Arma e riportato nell'ordinaza di fermo, furono Raffaele Pietanza, Gimmi Annis, Marcello Sollazzo e Ala Timosenco, che si trovavani riuniti in un albergo del varesotto.