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Non solo emergenza xylella. Specie “aliene” invadono i nostri ecosistemi

Calabria Attualità

Mentre il Salento si dibatte in una delle più gravi emergenze agricole della sua storia, quella alimentata dalla xylella fastidiosa, una serie di minacce provenienti da parassiti "alieni" perchè importati da luoghi anche lontanissimi e diversi dal Vecchio Continente, sembra vogliano minare i nostri ecosistemi basati su equilibri delicatissimi ma anche antichissimi.

L'ultima allerta, che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” vuole definire con questo termine prima che si parli di ennesima catastrofe agroalimentare riguarda la drosophila suzuki, un moscerino asiatico ghiotto di frutta che dalla sua comparsa in Europa nel 2010 ha creato non pochi grattacapi, soprattutto ai proprietari di vigneti, perché rischia di far marcire i grappoli e far saltare interi raccolti. Questa specie apparentemente innocua per le dimensioni, agisce in maniera che potremmo definire semplice ma anche primordiale: le femmine fecondate depongono le uova all’interno dei frutti in via di maturazione. Alimentandosi all’interno della polpa, le larve neonate provocano la formazione di un’area depressa e molle che porta rapidamente il frutto colpito a disfacimento. Il gusto del frutto diventa acetico, molto sgradevole al palato. A causa della sua polifagia, la sua rapida diffusione e la sua biologia si tratta di un parassita primario. Attacca preferibilmente frutti non raccolti in corso di maturazione.Originario del Giappone, diffusosi nel America del nord, a fine 2008 è stato scoperto in Spagna, a novembre 2009 in Italia nel Trentino e nel 2010 nella Francia meridionale e in Corsica. Il nemico della vite è riuscito ad ambientarsi e a propagarsi soprattutto a sud delle Alpi, anche grazie a inverni non particolarmente rigidi, in particolare quest'anno che è sopravvissuto all'inverno mite e debellarlo non sarà facile. Stando a quanto rendono noto gli esperti, la lotta contro questo insetto è particolarmente difficile, visto che riesce a resistere anche agli insetticidi.Mentre in regioni extraitaliane come il Canton Ticino si preparano dei veri e propri piani pubblici anti drosophila, a noi al di qua delle Alpi, in assenza di direttive ministeriali o anche regionali, non resta che sperare, allora, nell'aiuto della meteo: un'estate calda, sopra i 30 gradi, non permetterebbe alla drosophila di svilupparsi anche se non dobbiamo stupirci delle possibilità di adattamento di queste specie aggressive ed infestanti ed al rischio che si diffondano verso Sud e sino all'Italia meridionale.Sembra banale ma mai come in questi casi "Prevenire (ndr ed informare) è meglio che curare".