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Regionali, Wanda Ferro: ricorso al Tar contro l’esclusione dal Consiglio regionale

Calabria Politica

Nel segno della più assoluta moderazione le dichiarazioni a caldo di Wanda Ferro che oggi ha conseguito un non certo invidiabile record, quello di essere il primo candidato presidente, in Calabria come nel resto d’Italia, ad arrivare secondo e non veder riconosciuto il seggio in Consiglio regionale come indicato espressamente dalla legge costituzionale 1/99, richiamata peraltro dallo Statuto regionale: “Pur trattandosi di una decisione importante, per la verità insolitamente già da troppe parti ‘annunciata’, e pur accogliendola serenamente – dice Wanda Ferro - non posso nascondere le mie perplessità per quanto stabilito dall’Ufficio centrale regionale, che ha comportato la mia esclusione in direzione contraria alla legge costituzionale che vede nel candidato alla presidenza arrivato secondo il leader in consiglio regionale a tutela delle minoranze. Porremo comunque le nostre motivazioni alla base del ricorso di fronte al Tribunale amministrativo, che già nel 2010 si era espresso con chiarezza a favore di Loiero confermandolo consigliere regionale, per fare valere non solo le mie ragioni di candidato escluso per una insolita interpretazione contraria alla norma, ma soprattutto per affermare il principio democratico di imprescindibilità della rappresentanza del candidato della coalizione sconfitta, a cui il consenso di centinaia di migliaia di cittadini attribuisce di fatto la responsabilità di guidare l'opposizione”.

Nello staff di Wanda Ferro la notizia è stata interpretata nelle più diverse sfumature: a partire dal fatto che nonostante tutte le argomentazioni prodotte, redatte da un pool di legali di valore, e pur davanti a precise richieste ci sia stata l'assoluta mancanza di motivazione della decisione da parte del collegio, mentre sarebbe stato utile far comprendere a tutto il corpo elettorale le ragioni per le quali non sia stata applicata la legge costituzionale e lo stesso Statuto regionale.

Le richieste di motivazione e di applicazione della norma sono dunque rimaste domande senza risposta, non certo un contradditorio: eppure da più parti era stato detto, in questi giorni, che la legge elettorale deve essere applicata e non interpretata. Si è anche accennato a come sulla questione sia intervenuta la Regione Emilia, oppure alle determinazioni del Piemonte che in presenza dell’identica situazione calabrese ha applicato senza indugi la norma costituzionale. In molti poi esternano perplessità sul fatto che il verbale dell’Ufficio centrale regionale fosse stato già predisposto da diverse settimane (pare dal Dipartimento Avvocatura Regionale non prevedendo, al contrario degli anni passati, l’elezione del miglior secondo) prima ancora che lo stesso collegio di giudici si esprimesse. Pare inoltre che gli stessi uffici della Regione, rispondendo tempo addietro ad un quesito tecnico del Ministero dell’Interno, avessero detto che il candidato arrivato secondo non sarebbe entrato in Consiglio.