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Anassilaos: incontro sulla poesia giapponese

Cultura
  • Data
  • Luogo
    Villetta De Nava, Raggio Calabria

Proseguono gli incontri forme promossi dall’Associazione Culturale Anassilaos dedicati all’approfondimento della poesia e delle sue diverse forme, congiuntamente con il Comune di Reggio Calabria e la Biblioteca Comunale “Pietro De Nava”, nell’ambito dei “Giovedì in Biblioteca”, si terrà l’incontro dedicato alla poesia giapponese dal tema “Matsuo Basho. L’invenzione dell’Haiku”, conversazione di Carlo Ernesto Menga.

La poesia, e in generale la letteratura, del Giappone, nasce, come tutta la poesia, in forma orale. Le più antiche opere che furono tramandate per iscritto sono state composte sia in cinese sia utilizzandone gli ideogrammi (kanji), ben diversi dalla scrittura fonetica del giapponese medievale e moderno (kana). In ogni caso, il fiorire della poesia giapponese si sviluppò grazie alla conoscenza dei poeti cinesi durante la dinastia Tang (618-907 d.C.) anche se quella cinese era una poesia ben nota ai letterati giapponesi sin dal VI sec. a.C., attraverso lo Shijing, la più antica raccolta di testi poetici cinesi.

Da allora in avanti le opere letterarie e poetiche degli autori giapponesi, conobbero una enorme evoluzione, e, nei secoli, l'influenza straniera fu assorbita e fusa con la tradizione letteraria autoctona, fino a renderla parte integrante della cultura giapponese e a sviluppare una varietà di forme poetiche peculiari e autonome. L'antica poesia lunga (Choka) viene sostituita, a partire dal VII sec., dal Waka – il cui nome moderno è Tanka (poesia breve). Il Waka, che significa letteralmente "poesia giapponese", è una forma poetica di 31 sillabe divise in 5 versi rispettivamente di 5-7-5-7-7, sillabe, i cui temi principali sono la natura e l'amore. L'evoluzione dal Waka al Tanka si configura nell'allontanamento dalla concezione antica per cui il fenomeno naturale era visto come manifestazione divina, per abbracciare l'idea che la natura rappresenti un fenomeno non astratto ma portatore di effetti di sensibilità. Infine la natura diventa oggetto di contemplazione estetica, che suscita emozioni delle quali la poesia è veicolo d'espressione del sentimento.

La brevità della composizione Waka o Tanka favorì il fenomeno delle gare di poesia, tuttora esistente e praticato sia da letterati sia da gente comune: infatti annualmente l'Imperatore indice una competizione per il miglior tanka dell'anno, stabilendo il tema su cui basare le composizioni. Proprio dai primi tre versi del Tanka nasce, intorno al XVII sec., l'Haiku che sia in origine sia nelle sue forme più evolute in pieno XIX sec., è una poesia che non possiede l'apparenza superficiale della poesia, bensì quella dell'aforisma. Nel quale però ha più peso il non detto rispetto all'effettiva espressione.

Gli Haiku sono componimenti dell'anima, che raccontano le emozioni legate alle stagioni, alla precarietà dell'uomo e all'incantesimo di sapore zen del gesto quotidiano. Ma raccontano anche l'amore, con particolare delicatezza e allusività. Si tratta di poesie dai toni semplici, prive di titolo, senza fronzoli retorici o lessicali, che richiedono grande sintesi di pensiero e d'immagine, e che spesso suggeriscono silenzi e pensieri che tocca al lettore completare. Tutta una serie di criteri stilistici molto ben precisati e catalogati concorrono alla composizione dell'haiku. Due su tutti: il riferimento stagionale (kigo) e la cesura (kireji), il rovesciamento concettuale, a volte indicato con un segno grafico, a volte con specifiche categorie di parole. Maestro – se non creatore – dell’Haiku è stato Matsuo Bashō (1644-1694).